La strategia alimentare degli Emirati Arabi Uniti: resilienza tecnologica in un mondo instabile
Nel contesto di una crisi alimentare globale, gli Emirati Arabi Uniti (EAU) si distinguono come un faro di innovazione e resilienza. Il report Global Food Security Q2 2022 di Deep Knowledge Analytics li classifica al 19° posto a livello mondiale e primi nella regione araba per resilienza del sistema alimentare ed economica, un dato che riflette un investimento strategico e di lungo corso piuttosto che un risultato fortuito.
Questo posizionamento contrasta con un panorama globale allarmante, dove la combinazione di guerra, pandemia e shock climatici minaccia la sicurezza alimentare di milioni di persone, specialmente nel Medio Oriente, Nord Africa e Africa subsahariana. Mentre i Paesi ad alto reddito sperimentano principalmente l’inflazione, molte nazioni in via di sviluppo affrontano il rischio concreto di fame. In questa frattura globale, gli EAU e i partner del Consiglio di Cooperazione del Golfo (GCC) stanno elaborando una risposta pionieristica: trasformare una storica dipendenza dalle importazioni (che raggiunge l’85-90%) in un’opportunità per diventare un hub globale per l’innovazione alimentare sostenibile.
La crisi alimentare del 2022 ha funzionato come uno stress test globale, mettendo a nudo le profonde disparità tra nazioni. Secondo il rapporto di Deep Knowledge Analytics, gli Stati Uniti e le nazioni dell’Europa settentrionale dominano la classifica di sicurezza alimentare grazie alla loro stabilità economica, infrastrutture solide e ampie reti di sicurezza sociale. Per questi Paesi, l’impatto della crisi ucraina si è tradotto principalmente in inflazione e carenze di prodotti specifici, non in fame diffusa.
All’estremo opposto dello spettro, i Paesi del Medio Oriente, Nord Africa e Africa subsahariana dominano il quartile inferiore dell’indice. La Somalia, con un punteggio di appena 2.97 su 10, è l’esempio più drammatico di un’insicurezza alimentare acuta, alimentata da conflitti armati, siccità prolungate e fragilità economica. Situazioni simili, seppur in misura diversa, affliggono Yemen, Nigeria settentrionale, Burkina Faso e Niger.
In questo contesto, la performance degli EAU e, più in generale, del GCC (con Arabia Saudita e Qatar anch’essi nel quartile superiore per “Accesso al Cibo”) è particolarmente significativa. Nonostante condividano con i vicini regionali uno stesso ambiente climatico ostile (caratterizzato da scarsità d’acqua e suolo arabile limitato), questi Paesi hanno utilizzato le loro risorse finanziarie per costruire un margine di sicurezza e sviluppare capacità di risposta sofisticate. Il loro successo non è quindi una mera conseguenza della ricchezza, ma il frutto di politiche deliberate, a partire dagli ambiziosi quadri strategici nazionali.
La visione degli EAU in materia di sicurezza alimentare è cristallizzata nella National Food Security Strategy 2051, che si prefigge l’obiettivo di raggiungere il primo posto nell’Indice Globale di Sicurezza Alimentare entro quella data. Questo piano lungimirane si basa su tre pilastri fondamentali:
Questa strategia non è rimasta confinata sulla carta. È stata attuata attraverso una sinergia unica tra settore pubblico e privato. Aziende emblematiche come Al Dahra ed Elite Agro sono diventate strumenti operativi della politica statale, investendo in terreni agricoli all’estero per garantire flussi di materie prime e nello sviluppo di serre idroponiche e fattorie verticali all’interno del Paese. Il governo, dal canto suo, ha creato un ecosistema favorevole attraverso zone economiche speciali, finanziamenti dedicati e partnership internazionali.
Il vero motore della resilienza alimentare degli EAU è la rapida adozione e lo sviluppo di tecnologie alimentari e agricole (AgriFoodTech). Questo settore combina l’AgriTech, focalizzato sul miglioramento della produzione, con il FoodTech, che innova la trasformazione, la distribuzione e il consumo.
In risposta alle condizioni climatiche estreme, l’agricoltura indoor e verticale è diventata una pietra angolare. Un esempio emblematico è la più grande fattoria verticale del mondo, inaugurata a Dubai nel 2022, che produce oltre mille tonnellate di verdure a foglia all’anno utilizzando il 95% in meno di acqua rispetto all’agricoltura tradizionale. Tecnologie come l’idroponica e l’aeroponica, che consentono di coltivare senza suolo in ambienti controllati, sono ormai diffuse.
Questa spinta tecnologica non si limita alla produzione. Intere “città” dedicate all’innovazione stanno sorgendo. Food Tech Valley a Dubai è concepita come un hub completo che ospiterà centri di ricerca, startup, impianti di produzione avanzata e infrastrutture logistiche intelligenti, tutto in un unico ecosistema interconnesso. Qui, iniziative come il “gigafarm” di ReFarm mirano a sostituire l’1% delle importazioni di prodotti ortofrutticoli degli EAU riciclando anche i rifiuti alimentari in loco.
Per coordinare e accelerare questi sforzi, è nato il Food Innovation Hub UAE, lanciato in occasione della COP28 in partnership con il World Economic Forum. Il suo obiettivo è fungere da piattaforma di collaborazione multistakeholder, connettendo startup, produttori, investitori e decisori politici. Il suo “Access Program” è progettato per incubare e scalare le soluzioni tecnologiche più promettenti, mentre il “Producers Collective” riunisce i maggiori produttori agricoli locali per rafforzare le catene di approvvigionamento interne.
Nonostante i successi, il cammino degli EAU verso una piena sicurezza alimentare sostenibile è costellato di sfide complesse:
Gli EAU non stanno perseguendo la resilienza alimentare in isolamento. Un approccio regionale coordinato è visto come un moltiplicatore di forza. L’idea di una alleanza regionale per la sicurezza alimentare, che coinvolga i paesi vicini, potrebbe ottimizzare le risorse, creare riserve strategiche condivise e favorire investimenti comuni in ricerca e infrastrutture. Una tale cooperazione renderebbe l’intera area del Golfo molto più resiliente agli shock globali.
Le implicazioni della strategia emiratina vanno ben oltre i confini regionali. La crisi alimentare globale ha dimostrato che l’accesso al cibo è una questione di stabilità geopolitica. Paesi che, come gli EAU, investono in innovazione e diversificazione non stanno solo proteggendo i propri cittadini, ma stanno anche contribuendo a stabilizzare i mercati globali. L’impegno degli EAU in iniziative come l’Agriculture Innovation Mission for Climate (AIM for Climate), lanciata con gli Stati Uniti, mostra come stiano cercando di posizionarsi come leader nella ricerca di soluzioni scalabili per l’agricoltura in ambienti climatici estremi.
In conclusione, la leadership degli Emirati Arabi Uniti nella classifica della resilienza alimentare non è un punto di arrivo, ma un indicatore di un percorso strategico ben definito. Attraverso un misto di pianificazione statale a lungo termine, partnership pubblico-privato e un’adozione aggressiva della tecnologia, stanno cercando di riscrivere le regole della sicurezza alimentare in un ambiente ostile. La loro esperienza offre una lezione cruciale: in un mondo sempre più volatile, la vera sicurezza alimentare non deriva dall’autarchia, ma dalla capacità di innovare, adattarsi e collaborare, trasformando le vulnerabilità strutturali in opportunità per costruire sistemi alimentari più intelligenti, efficienti e sostenibili per il futuro.